Femminicidio - Dirsi addio
Nicolina Macari
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La catena è ancora troppo dentro le cose
non si spezza, non mi salva...
Questo tempo dalle stolte nervature
si fa briciole di me e disseta tormenti
come fiati di vertebre piegate - rauchi morsi.
Il dirsi addio - questa è la confessione più grande
un lungo filaro quieto
che si sposta all'apice dell'essere.
E a me fino all'alba e a me fino alla notte!
Credevo nell'amore come congiunzione universale
destino - sogno - spiragli da stringere.
E ho sognato tanto la sua figura
più di quanto ho potuto in semenza all'unità del cuore.
L'ho persino giudicata felice: Io - povera immemore!
Potessi almeno capire dove sopravvive
la cima dorata - tutta la sua forza vasta!
Se qualcuno lo sa me lo dica!
Perché vi pongo il mio sguardo: è la vita che parla
il suo diritto di sangue e urlo!
Rivoglio indietro la mia dignità
come lo strascico di un velo nuziale
che mi vola addosso - che si slarga...
come un palmo dopo averlo elevato al cielo.
Che mi ami pure come la preghiera e la carne!
Perché l'ombra che si riversa è molteplice e non ha pace!
Perché sapete si muore come un fardello scomodo
e nel medesimo silenzio la terra inaridisce.
I mattini potrebbero essere chiari
se prima di domani rimanesse invero il dolore
ma vedo giungere un angelo
e la stella è tanto vicina...
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