Amor, nascesti in fuga
Amor, piccolo e lieve,
m’è dolce carezzar la tua pelle
candida e pura al pari delle stelle
mirate in notte brieve.
Sentendo il tu’ respiro
cantar sommesso insieme al mio in coro
mentre l’esil labbro tuo assaporo,
io piano sospiro.
Amor, docile e forte
cosa nascondesti ancor? Che volesti?
Dietro que' momenti che passan lesti
celavasi la morte.
Amor dagli occhi tristi,
che copri con un lacrimoso manto
l’alberata via del camposanto,
amor, dove finisti?
Amor, magno sollievo,
tre giorni appresso resuscita il Cristo,
a preghiera si muta il canto tristo
ch’a Vergin Santa elevo.
Miri or la Verità,
sempre che voglia l’Alta Voluntate,
bambina mia, avvolta da umiltate,
lì terra è vanità.
©
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L'autore
Lillovocedalsud
Avete mai visto il cielo stellato, senza luce alcuna fino all'orizzonte? Quando ancora la Luna è sorta? Avete mai accolto qualcuno con un abbraccio? Siete mai stati accolti con un abbraccio? E se questo vostro amico vi confidi il segreto delle stelle? Se sia Egli stesso il principio di quella Armonia? E se questa A
Commenti (1)
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S
Stefano Toschi25 settembre 2007
Bravo, trovo che sia istruttivo ed interessante rivisitare forme metriche classiche. A mio parere, però, piuttosto che imitare il linguaggio antico sarebbe più stimolante interpretare la metrica, la ritmica e le sonorità classiche attraverso un linguaggio più ”moderno”. Una notazione tecnica: i due versi tronchi finali, avendo l'accento sulla settima, non sono settenari, ma ottonari.