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Morte 24 settembre 2007 · lettura 1 min · 924 letture

Amor, nascesti in fuga

L
Lillovocedalsud 38 poesie pubblicate
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Amor, piccolo e lieve, m’è dolce carezzar la tua pelle candida e pura al pari delle stelle mirate in notte brieve. Sentendo il tu’ respiro cantar sommesso insieme al mio in coro mentre l’esil labbro tuo assaporo, io piano sospiro. Amor, docile e forte cosa nascondesti ancor? Che volesti? Dietro que' momenti che passan lesti celavasi la morte. Amor dagli occhi tristi, che copri con un lacrimoso manto l’alberata via del camposanto, amor, dove finisti? Amor, magno sollievo, tre giorni appresso resuscita il Cristo, a preghiera si muta il canto tristo ch’a Vergin Santa elevo. Miri or la Verità, sempre che voglia l’Alta Voluntate, bambina mia, avvolta da umiltate, lì terra è vanità.
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Questa poesia si riferisce alla stessa persona di ”Ricordi d'amore”. Si compone in una canzone di tre strofe dove la fronte e la sirma sono uguali e formati da un settenario, due endecasillabi, ed un altro settenario. La rima è incrociata. Non c'è nessun verso chiave che lega fronte e sirma. Ho modificato gli ultimi due ottonari correggendoli in settenari. Grazie a Stefano Toschi per l'osservazione.

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L'autore
Lillovocedalsud

Avete mai visto il cielo stellato, senza luce alcuna fino all'orizzonte? Quando ancora la Luna è sorta? Avete mai accolto qualcuno con un abbraccio? Siete mai stati accolti con un abbraccio? E se questo vostro amico vi confidi il segreto delle stelle? Se sia Egli stesso il principio di quella Armonia? E se questa A

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Commenti (1)

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S
Stefano Toschi25 settembre 2007

Bravo, trovo che sia istruttivo ed interessante rivisitare forme metriche classiche. A mio parere, però, piuttosto che imitare il linguaggio antico sarebbe più stimolante interpretare la metrica, la ritmica e le sonorità classiche attraverso un linguaggio più ”moderno”. Una notazione tecnica: i due versi tronchi finali, avendo l'accento sulla settima, non sono settenari, ma ottonari.