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Donne 31 luglio 2016 · lettura 3 min · 2490 letture

Oh tu donna

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Aldo Cerri 75 poesie pubblicate
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Oh tu donna, che menti al mio cuor in catene e con orgoglio ostenti la tua vana bellezza, che non t’aiuta. Ma il cuore muore per le tante pene e morendo d’amore, per l’amare, risorge a nuova vita. Dunque vivo morendo? No, ma col cuor comprendo ch’è più morte questa che quella di noi tutti naturale. Per te donna, che ama e più di se stesso brama, e ancor tu disdegni: Oh tu donna mia, per te vidi male. Dell’innamoramento non si può dir in versi ma col sentimento, né ragione dire lo può, né lingua; e quel che dico è niente per dir ciò che persi, e nulla più mi sorprende: se il fuoco mai più si estingua, e sempre mi strugge, perché non mi distrugge? Come la salamandra, che non teme il fuoco e dentro vive, il mio cuore brucia e da molto non s’inficia per il piacer sublime, e ancor nega le mie aspettative. Oh tu donna, sei stolta: se sapessi capire e cogliere dalla volta la luminosa stella dell’amore; non patirei le pene, non dovrei soffrire ciò che non conviene se con te non posso sfogar l’umore. Questo molto mi turba, come sbagliar colore o disegno, disturba il pittore bravo che al fin delude per non far in natura, senza false riprese, la sua fresca pittura, e non cadere in si mortal palude. Il tuo dolce amore è un mare tempestoso, schiarito dal bagliore dei fulmini. Alla fortuna scherno, e butto al periglioso l’inutile zavorra in modo puntiglioso a scongiurare il suo fatal inferno. Come i marinai similmente getto via come fossero dei guai, i sospiri miei e i dolorosi pianti, che se non lo facessi affonderei dal peso, che colmo sta d’eccessi, del mio cuore per i suoi astanti. Io son terraferma contro cui la tempesta s’infrange sotto l’erma, e poi si placa per me d’amor viandante. Ho donna mia, spietata, che ti faccio la corte con l’anima piegata, che non gradiresti neppur dipinte le mie strane fattezze. Perché a me tal sorte, d’uomo senza certezze? Non ci riesco, tanto l’amor m’ha vinto! Oh donna, tanto forte, e poi tanto pur sdegnosa, che il cuor mio ad arte a prigioniero vorresti qui ridurre, e tanto pericolosa che la serpe al pari è men infida e velenosa vedendomi così tal vita condurre.
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Libera interpretazione da "Madonna dir vo voglio" di Giacomo Lentini (1210- 1260)

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