Transizione
Massimiliano Ruggiu
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Aspettavo alla stazione la mia ultima partenza
sorseggiando tra la folla quella dolce solitudine
che i passanti ipnotizzati da una sordida incombenza
sublimavano incolpevoli con un senso d’inquietudine.
I binari erano spogli di orizzonti senza meta
e mostravano il ricordo di emozioni transitorie
sotto il sole che bruciava nel silenzio mille scorie
di un passato ormai lontano dalla penna del poeta.
Poi in un sibilo d’acciaio s’infrangeva la mia mente
come un calice piovuto da una nuvola di fumo
e i miei occhi si riempirono di volti bruscamente
in un vortice di lacrime e campioni di profumo.
Chi gridava, chi piangeva, chi moriva di nascosto
dietro i vetri opacizzati da una bieca introspezione
mentre il mondo rotolava con crescente ostinazione
verso il baratro ferale come un sogno decomposto.
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