Mi chiedi l'autunno e non so dartelo
Non voglio
che il mio tempo ti sappia di malinconia:
è vero,
somiglio alle lingue di rugiada
tra le foglie mattutine;
è vero,
mi illumino come i boschi,
quando è umido
e non si vede;
è vero,
giaccio lenta come la polvere
al passaggio di un carro
senza ruote...
Ma,
se anche tutto questo è vero,
io non mi perdo la conta dei tuoi denti,
se e quando ridi:
giaccio lenta,
ancora,
ma per finire
nel tegame a cui talvolta
pretendi di dar fuoco.
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Commenti (2)
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Giacomo Scimonelli22 settembre 2016
Similitudini e metafore originali per un'introspezione profonda che tocca le corde del cuore... gli ultimi cinque versi sono chiari ed efficaci e sono a mio avviso l'essenza della Poesia... Termini delicati ed incisivi per un verseggiare chiaro e coinvolgente...
poeta per te zaza8 agosto 2017
Un azzeccato esempio per metafore del tipo di donna che chiede quasi scusa di esistere al suo amato, non sentendosi all'altezza delle di lui aspettative... ma questa donna nel finale si riscuote per rinfacciare a lui che forse c'è un limite alle sue pretese...

