Al tramonto

Qui, di fronte ai prati e al pineto,
sul balcone, è un dolce belvedere.
Mentre spiove e il Sole torna lieto,
leggo d’arte, c’ancor so godere,
gli antichi bei quadri, e son cheto.
Sorseggio un buon bicchier di vino,
tutt’intorno è or verde l’arboreto,
col Vasari ed il Parmigianino
mentre l’uva è matura nel frutteto,
e il disegno di Giotto par divino.
Già tornano a cantare gli uccelli
e i fiori a brillare in giardino,
i colori dei quadri son or più belli
e i mici giocar a nascondino;
ma i giorni vanno e non son più quelli.
Le nuvole sfumano al tramonto
i colori, paiono dei “pastelli”,
è un tenue crepuscolar racconto,
un andare silente, e par favelli,
mentre va il dì senza chieder conto.
Già il cielo si fa d’un bel celeste
che ispira il mio vital talento,
or eclettico e or un po’ agreste,
che sa trarre dal bello giovamento
per sfuggir dal prosaico ch’è la peste.
Or Picasso con il “Blu” non più m’intriga
e il moderno “nuovo”, non m’investe,
d’opulenza s’è fatto e nuova diga,
e or paventa distruzioni funeste.
Sol per l’arte ne val ancor la briga!
©
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