La bimba di quel ritratto
Nicolina Macari
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È da tanto che voglio affidare il cuore,
nel cammino che è stato,
voglio ricordare, regalare parole carnali
pronunciare lo sguardo, l'anima.
L'anima quante volte l'ho avvertita,
nella sua immagine di vento e nube,
muoversi al mio fianco,
aprirsi, sorridere, cambiare espressione,
farsi seria,
tacere i piedi bianchi.
Lo è stata silenziosa,
col fiato rannicchiato sulle ginocchia,
come lisa soglia,
che mordeva una giovane erba,
ma io, ero già stelo maturo, forte...
Unita alla chiave del sangue, quello,
che sapeva d'incenso, quello,
che celebrava la quiete grazia della mano, e,
la creatura d'amore e fede.
Era lei, il mio ritratto, dove riversavo cose.
Cosi, imparavo gli occhi chiari,
imparavo la poesia della neve, e di come,
da un candido accordo, l'inverno ne fosse ghiotto,
imparavo che da una violenza,
tutto è perdonabile, se,
si annuncia il ritmo di un buon cuore e,
il bene è una stagione più profonda,
della ragione,
di una bocca rotta dalla pena.
E ora che tutte le rughe,
distillano gli anni,
sono ancora la bimba di quel ritratto,
li mi riconosco,
di quell'amore che continuerà a vivere.
©
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