L' altra faccia del cuore
Nicolina Macari
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Battiti figliano gole di carne
sono dentro frastuoni di palpebre brumose
lo sa chi come me prende il loro dolore
- compila un resoconto feroce -
Può essere una minuzia o un macigno
perché il peso è soliloquio
dell'aggravarsi nel petto
tagliato alla radice, premuto, capovolto.
Ramifica schegge notturne,
requisitorie nelle dita
su graffi che fanno eterna la firma
e hanno inchiostri slabbrati
che scivolano molli sul sangue.
Oh mio cuore ardi ancora!
Confondimi con le tue bocche sorridenti
incarta i miei baci d'aurora
alla maniera del tuo grembo gentile
e accarezzami
di quel nome con cui ti sto chiamando.
Dimmi cosa indossi
quando fuori di me accogli
uno stelo pulsante come fosse ebbra suonata
nel suo occhio d'azzurro.
Poiché, non posso essere
solo un ridicolo appunto mosso dal verbo
o un infimo addio
che si cancella in mezzo ai cipressi.
Ma, lasciami amare la tua lingua!
©
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Commenti (1)
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rita iacobone15 novembre 2016
Versi eleganti e ricercati per raccontare lo struggimento d'un cuore che sa ben celare il suo dolore. L'ho molto apprezzata.

