La gente di Kachachullo ha sete
Arido il terreno d’altopiano
d’un poco d’acqua che innalzi vita.
La gente di Kachachullo ha sete
nei passi ad impolverare l’aria
- quasi un giorno a coltivar speranza -
al pozzo che pompa ormai non funge.
Ad Ovest scende sporco il Billate
- fiume marrone di terra smossa -
contendendo il prezzo col bestiame
- un virulento futuro in palio -
Fonde son le orme più pesanti
- secchi d’acqua infetta sulle spalle -
Il presente brucia nella gola
arde nello sguardo l’ingiustizia.
Madri e figli a camminare il tempo
prima della prossima infezione
sogni evaporando nella strada
assetando domande di troppo.
Irrilevante è l’etnia Hadya
- ultimi fra gli ultimi del mondo -
debole si spegne il loro grido
anche nella Storia manca l’eco.
Arido il terreno d’altopiano:
prosciugata è l’ultima coscienza.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (3)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Paolo Ursaia20 ottobre 2007
Poesia graffiante, che dimostra buona conoscenza di unaona infelice del mondo, e dei suoi problemi.
Zima20 ottobre 2007
poesia dura, ma quanto mai reale... ritratto perfetto di un popolo ultimo tra gli ultimi per povertà e miseria..
F
Francesca Coppola20 ottobre 2007
l'autore sottolinea l'arsura di un luogo preciso, così facendo rende proprio il tema. Versi inclini all'eleganza e di ottima fattura!

