Al terremotato dell'Appennino
Ti dono un verso inutile,
per sempre ti sia caro.
Chè l'aiutarti è nobile,
eppur mi sei lontano.
Ti scrivo perché è facile,
so che dovrei aiutarti...
ma non è affatto agevole
-son pigro- confortarti.
A te che intorno nevica
sfortuna su sfortuna.
A te che intorno nevica
e sopra te la luna
perché il tetto è crollato
- violento il terremoto -
perché tutto è perduto,
violento e ingiusto è stato!
A te io dono il canto
non solo per mollezza...
Certo non mi do vanto
d'aver d'agir prontezza,
ma anche io t'invito,
come conforto al pianto
non vale essere ardito,
ma volgi gli occhi al canto.
Il canto fu immortale
agli occhi dei poeti.
Or che tutto va male
cosa ancor vivo vedi?
Puoi veder quanto è splendida
la luna e l'Appennino
or che la luce candida
si spegne nel mattino.
Puoi veder quanto è dolce
il colle con la neve
che Contra te si torce
con la sua morsa greve.
Puoi notar che gli armenti
son splendidi al candore
che pur son sì dolenti
che pur voglion calore.
Caldo non è il paesaggio
ma certo è assai soave.
E tutto volge in peggio
ma bianca
bianca è la neve.
Non posso confortarti
appieno del dolore
ma ancor posso donarti
col verso mio calore.
Il verso non è instabile
nè come vita avaro,
ti dono un verso inutile
per sempre ti sia caro.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!