Sonetti di fine Estate
Io sono al baratro della mia vita,
mai seppi scegliere né or so provarci
nè so se voglio affrontar la salita
o rimanere a terra e poi restarci.
Amore maledetto che addolcita
m’hai reso l’esistenza ch’ora in stralci
da te stessa è ridotta, se finita
è l’avventura, perché ancor non darci
ancora un fil di flebile speranza?
Speranza è quel che cerco e che non trovo
e insicurezza quel che mi si mostra.
Con quanti verbi ha la lingua nostra
potrei lodarti, forte, e la mancanza
del resto che non ho con te non provo.
Mi sto - per così dir - vivendo via
assiso a contemplar vano infinito
dei miei problemi, onde mai divertito
affronterò la vita in armonia.
Ma sempre ferreo nella mia follia
starò fermo sentendomi impedito
a stento avanti andró, e non senza il grido
dei rimorsi lasciati per la via.
Pur tu, felicità ch’io non ascolto
pur tu inclita esisti e sei felice
e non ti va ch’io mi distrugga il mondo.
E allora appari ascosa in falsa vece
di un gelato, un amico ver ch’io conto
non possa esistere, pur mi dà luce.
©
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