Musa eterna
Mi chiedi di scriverti una poesia
me lo dici lenta, senza parlare.
E io mi domando che cosa possa fare
attorno quel vuoto di risposte
inesistenti.
Cosa posso scrivere madre?
Quando sei tu stessa la mia dea
e poesia sono le tue mani vizze
rattrappite sul lenzuolo.
Cosa mai io -possa- aggiungere
a quel tuo movimento immobile.
Dove c’è tutta la sublimazione
della lunga astenia
dello sguardo, che parla spinoso
e che nel silenzio di una casa
si volge immobile alla mia fotografia.
Mentre le labbra mute
pronunciano il mio nome
e la sconfitta.
Un richiamo flebile che porta in sé
il prorompere dell’eternità, per noi.
Madre mia o musa eterna.
Siimi fiamma che non spenga
il tuo profumo... non fa rumore.
©
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