Gli stolti
Eleonora Capomastro Orofino
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Per le vie del paese
s'aggirava Vocetta la svampita,
col suo fare stralunato.
Al raziocinio non era avvezza,
che tracotasse di alcuna bellezza
o intelletto,
non avrei mai detto.
Ma credete a me che vi riferisco,
che di fantasia ne aveva un mischio!
Giunse nel borgo una forestiera,
pelle di luna, in veste nera.
Di certo era una fattucchiera,
sposa del diavolo, una megera!
Ed il fulvore della sua chioma
non poteva esserne che l'idioma.
Giurò Vocetta di averla vista
cogliere erbe e farne misture.
Parlar nel bosco con le creature,
e di quei fiori ed erbe strane
farne pozioni,
giacer con Satana e i suoi demoni.
- Subito tutti a imbracciar i forconi!
Tra loro Vocetta infervorata.
S'accinsero alla porta,
una marmaglia scomposta,
non ravvisandosi che dentro le loro teste
v'eran demoni di ogni sorta.
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Commenti (2)
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A
Angelo 20007 febbraio 2017
Molto particolare il taglio fiabesco di questa poesia, evocato fin da subito dai diminutivi e coerente fino all'ultimo verso con la sfida sempre attuale è mai banale di renderlo la più forte e spaventosa descrizione delle tinte macabre. Riuscitissimo l'intento, se l'immagine che la accompagna lascia turbati sul momento, l'opera turba a lungo termine e con potenza.
Patrizia Muttoni8 febbraio 2017
Come di persone non avvezze all'introspezione vagano alla ricerca di malefatte. È un continuo rincorre il passato. Complimenti

