Barcellona
Prego per la mia ossessione
che arrivi sana alla sera
e mi possa dire: eri vestito bene,
come un operaio degli anni cinquanta
o un calciatore con la chitarra,
un centrocampista che i fascisti ammazza
con timidezza.
Parlo, ma forse non abbastanza
con ogni capello caduto
dal senso di vuoto che adesso
mi sento in testa
mentre le ramblas invocano, quasi pretendono
nel vento dolciastro una dolcissima
festa, rimango alla fabbrica.
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