Venere d'ebano
Eleonora Capomastro Orofino
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Nell'ora più calda
la calma apparente.
D' improvviso
due serpi guizzanti
laddove prima giurai
non aver visto niente.
Lo credetti un miraggio
scherzo del sole cocente.
La scrutai in silenzio
senza nulla dire
poiché una sola parola
avrebbe l'incanto
fatto sparire.
Eran gli indomiti occhi
della venere nascente
danzavano all'orizzonte
sull'arena rovente.
Bellezza aspra e selvaggia
come una scogliera
nuda e tagliente.
Nessun fronzolo
il tutto o il niente.
Incorrotta vergine
di superfluità sguarnita
visione sì tale
da non macchiare con le dita.
Ai miei occhi diventavi regina
inconsapevolmente.
Solcando mari di sabbia
con un'anfora in testa
ed in fronte un diadema
di sudore lucente.
Tutto ciò che avevo
divenne niente
ogni certezza azzerata
dalla tua semplicità
disarmante.
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