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Natura 13 maggio 2017 · lettura 1 min · 2020 letture

L'alveo

Duilio Martino 581 poesie pubblicate
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Aleggiava una strana quiete quando il rio si fece torbido; ingrossato cominciò a mormorare frammischiando ramaglie e fango e fogliame grinzato. Qualche fugace occhiata e setacciando in tratto antico trovai l'inumato giorno nel quale l'acqua sgretolando gli argini scompigliò l'agglomerato. Non ha memoria l'uomo e il mesto fiume torna a invadere l'alveo, a spazzar via ciò che, curato con non congruo acume, ne intasa il corso; il lascito è una scia di morte, un manrovescio a chi presume di sapere che spazio ce ne sia e ovunque da colmare con cemento dimenticando il primario elemento.
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Commenti (1)

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Paola Galli13 maggio 2017

Tristemente reale e veritiero il significato di questi versi, stilati in maniera impeccabile, con lessico davvero elegante. Come sempre l'uomo riesce a rovinare ciò che natura crea, cercando di forzare la mano in nome dei propri interessi a discapito di un'immensità ed onnipotenza irraggiungibile, lasciando in fondo solo morte e distruzione.