L'alveo
Duilio Martino
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Aleggiava una strana quiete quando
il rio si fece torbido; ingrossato
cominciò a mormorare frammischiando
ramaglie e fango e fogliame grinzato.
Qualche fugace occhiata e setacciando
in tratto antico trovai l'inumato
giorno nel quale l'acqua sgretolando
gli argini scompigliò l'agglomerato.
Non ha memoria l'uomo e il mesto fiume
torna a invadere l'alveo, a spazzar via
ciò che, curato con non congruo acume,
ne intasa il corso; il lascito è una scia
di morte, un manrovescio a chi presume
di sapere che spazio ce ne sia
e ovunque da colmare con cemento
dimenticando il primario elemento.
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L'autore
Duilio Martino
Commenti (1)
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Paola Galli13 maggio 2017
Tristemente reale e veritiero il significato di questi versi, stilati in maniera impeccabile, con lessico davvero elegante. Come sempre l'uomo riesce a rovinare ciò che natura crea, cercando di forzare la mano in nome dei propri interessi a discapito di un'immensità ed onnipotenza irraggiungibile, lasciando in fondo solo morte e distruzione.

