Abbonora
Nun ho dormito mica. Ho guasi pianto.
Mamma s’ha da spostà dar camposanto.
C’è l’aria frizzantina e sto a vedé.
La pala scava piano e s’avvicina:
ecco er vestito blé.
Eccola: è lei.
Vedo er soriso
de chipo'stà sortanto in paradiso.
Mò so’ pacioso,
co la capoccia in una nuvoletta.
Ciò in braccio una cassetta
co drento mamma in viaggio de riposo.
A mà. Te tengo in braccio pe fà un viaggio:
devo d’annà ar Verano.
Ma famo piano piano ….
tranquilli… Pòi guardatte er paesaggio.
Va bene come guido
‘sta bella spasseggiata?
Che strana matinata …
Oggi ero nero. Vedi che mò rido?
So’ diventato alegro. Nun dì gnente:
parlo sortanto io.
Me piace ancora ditte : “amore mio”.
Lo dico piano... po'sentì la gente...
Le cose che se dìmo a còre a còre
te le ripeterò su ar quarto piano.
Le sentirà papà: nun sta lontano.
E se mettemo in tre a parlà d’amore.
Semo arivati. Mò t’ho da lassà.
Tra un po’ de tempo vengo a stà co te:
così potremo ancora chiacchierà.
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L'autore
Alberto Canfora
Sono un romano che ha più anni di quanti ne possiate immaginare. Passo il tempo libero che ho dai 14 anni di professione "pensionato", giocando con un po' di Muse continuando a studiare, come ho fatto sempre. Ho iniziato a divertirmi, facendo bassorilievi di Roma Sparita, poi con gli acquerelli di paesaggi e scorci di
Commenti (1)
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B
Bruno1 novembre 2007
quanta dolcezza, quanta tenerezza in questi versi dedicati all'angelo di mamma, con un finale ancora più dolce, ”cosi potremmo ancora chiaccherà”