Solo
Quanno principi a legge ‘sta parola
tu penzi: E’ un artro che sta disperato,
che s’aritrova cor cattivumore,
che piagne perché ha perzo un granne amore.
Mò mettete a sentì, te faccio scola.
Te sei sbajato.
Er silenzio che c’era ne le casa
io l’ho riempito co la fantasia.
Nun c’è gnisuno che ce sficcanasa.
Ciò puro l’alegria.
Voressi dì : “Anvedi che casino.
Ce stanno impicci e foji dapertutto”.
“E invece no: perché ce trovo tutto”.
“E pe magnà? ” “Vabbè puro er panino”
La fantasia me dice: “Er celo è bello”.
“Ce faccio l’acquarello”.
“Che fai ‘stasera? ”
“Ciò la sordina e sòno la tastiera”.
“E senza quarcheduno che te scoccia”
-dice la fantasia-:
“Che ciài ne la capoccia? ”
“Mò ciò ‘sta poesia”.
“Ma dimme un po’, piuttosto.
Ch’edè che te fa tanto indipennente?
Sei guasi strafottente.”
“Gnisuno mepo' dì: mò metti a posto”
©
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L'autore
Alberto Canfora
Sono un romano che ha più anni di quanti ne possiate immaginare. Passo il tempo libero che ho dai 14 anni di professione "pensionato", giocando con un po' di Muse continuando a studiare, come ho fatto sempre. Ho iniziato a divertirmi, facendo bassorilievi di Roma Sparita, poi con gli acquerelli di paesaggi e scorci di
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