Il gelato al Gelsomino
Giulivo Salvatore Giovanni
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Sono sveglio nel baratro di strade caotiche
aggrappato ai bordi dei tempi eterni
aspettando viaggi preparati e trafugati
da insani destini decisi
ricoperti di vestiti di pagine
fatti di date di appuntamenti volati
come fugaci pioppi chiamati dal vento
scegliendo quale piuma sia migliore
di rubare il mio cuore
fiorito come spine di rose
odorose di gelsomino
alla ricerca di un profumo adatto
dove coltivare il tuo gelato
nei ricordi passati
dove il petto scioglieva il tuo gusto
nelle papille di una lingua
che parlava di ricordi
dei nostri echi dietro il vetro del bar
in quella trasparente linea
dove il nostro invisibile inappagato urla
come una radio trascurata dentro un cellulare
rabbiosa di muoversi in quelle onde
che ancora non raccolgono le nostre bottiglie
nei nostri negozi lontani
aspettando ali d'angelo pregate
nelle sale d'aspetto della vita
dove i treni vanno e vengono incessantemente
cercando i nostri biglietti
pagati coi nostri sentimenti
e coi sudori dei nostri occhi immaginati
dentro i tunnel bui
dove le luci sorridono
di quel tenero buon viso a cattivo gioco
prendendoci in giro ad ogni uscita
dove sorgono nuove viste ricamate
sopra i ponti sospesi nel vuoto
in quello spazio respirato nel burrone
riempito di acqua nella tua spiaggia
dove ancora sogno di gustarti
prima di arrivare alla stazione
e raccogliere ancora il tuo fiore
dentro quel cono speciale
che ancora sogno di poter sospirare insieme.
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