Ne uscirò con ali d’Angelo
Giulivo Salvatore Giovanni
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Si io Angelo sento scendere il velo
di questa nebbia assaporandola
e ne devo indossare il mantello
di questo strano matrimonio.
Mi sono dovuto accendere dentro
mangiando il mio stesso cero
freddo di cielo di questa speranza
simile a coperta di neve di panna.
Ho posto in ombra la mia anima mai buia
e ne sto divorando le ombre delle mie orme
sto camminando sopra me stesso
steso negli aliti di vento deserto.
Non sono solo in questo volo
nel botto crudo della vita trafitta
scoppiato come un tuono inimmaginato
improvviso nel vuoto profondo immediato.
Passeggio sull’urlo del burrone
vedo sotto me i dipinti delle anime
sento i loro graffi incisi nei miei tunnel
incisi di cicatrici colorate di suoni silenti.
Anch’io vedo la Calunnia
immersa nelle sue rovine
diroccata nei marciumi
dell’invidia da lei costruita.
Succhio risucchio e profetizzo
sto digerendo la luce del gelo ingoiato
sentendo il mio dietro alato oscurato
rosso di lacrime in cerca di illuminazioni.
Sto gridando tra i fantasmi
soffro schiacciato in mezzo agli affanni
cammino coi piedi scalzi in orribili momenti
dei miei passati tormenti.
Orgoglio scappa
dalla mia gola
sono somma dei mangimi
caduto nei terribili tombini affamati.
Odoro l’aroma di passati invecchiati
dove i profumi mi scolpiscono
nei terreni lavorati tra gli affanni
rigati da paure oscure dei futuri.
Adoro raccogliere le penne
come agricoltore di fughe nei campi
dove il seme di me riaffiora e rafforza
incidendomi nelle porte delle tombe rotte.
Nonostante tutto siamo il fiato del nostro fato
oramai maturo ed elevato
diventiamo angeli stellati
dissolti nei firmamenti ritrovati.
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