Se fossi il vecchio che sono
tu
che cosa scriveresti
degli spigoli convessi sui quali poggia un mondo
o un armadio
dove sei chiuso dentro
e se le ante
non fossero i tuoi occhi
ma quelli di un ostaggio
del fuoco dei giovani e stupidi
che a un certo punto votano
per gioia o per linciaggio
di un sé vestito d'altro
ma meglio, cadendo in un risveglio
di misera rima, ripensa a molto prima
dove il dito sullo spigolo era tuo
ma non ti apparteneva
nemmeno la bestemmia successiva
e quella dopo
più lucida e meno espressiva
leggi nella saliva di quell'io puerile
un Dio troppo civile per pescarli
comincia ad insultarli
e respira
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Commenti (1)
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S
Sanzi23 giugno 2017
Alcune parole spiccano di più, nel titolo la parola "vecchio", il termine spigoli e armadio -chiuso-, in mezzo al testo il termine "risveglio" (sia pure circoscritto da -misera rima-), la parola "insultare", il termine "respira". Ci penso perché oggi leggevo un discorso sul lavoro che si fa con le parole in poesia, dove le si va a prendere (il limitare tra dicibile e indicibile, luce e oscurità in tanti sensi ecc.), quanto costano, e cose così, poi le parole tendono a restare in qualche tasca oltre che nella testa del lettore