Goccia
Quanto me scoccia
‘sto “ti-tti-tti” che viè dar rubbinetto
(che più lo fermo e più me fa er dispetto
de calà giù) . Lo sai ch’edè? La goccia.
Manco se vede eppuro fa casino,
poi se ne va.
Va drent’ ar lavandino.
Poi ne le fogne. E assieme a le carogne
che vanno verzo Fiume
se fermerà.
“Ma lì ce sta più luce.
Eppoi quer fracicume,
assieme a tanta acqua, s’ariduce.
Ciò tante amiche: lì ce sto beata
e me ne vado a fà ‘na passeggiata.
E’ bello camminà co la corente
e véde tutti l’arberi da sotto.
Ma dura poco perché, lentamente,
‘na gran callaccia m’aritira su.
E quanno co l’amiche torno giù
me vado a aritrovà ne l’acquedotto
che m’ariporta ne li rubinetti.
Cor mio” tittì” ricalo piano piano,
rivedo quarche umano:
e je fò li dispetti”.
Stai puro a sfotte? Ho d’annà ar ripparo:
mò chiamo lo stagnaro!
©
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L'autore
Alberto Canfora
Sono un romano che ha più anni di quanti ne possiate immaginare. Passo il tempo libero che ho dai 14 anni di professione "pensionato", giocando con un po' di Muse continuando a studiare, come ho fatto sempre. Ho iniziato a divertirmi, facendo bassorilievi di Roma Sparita, poi con gli acquerelli di paesaggi e scorci di
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