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Impressioni 5 novembre 2007 · lettura 1 min · 1150 letture

Io canto

A
Alberto Canfora 22 poesie pubblicate
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Io canto co la chitarra d’accompagnamento. Ve guardo pe capivve un po’. Sortanto vojo che state zitti; e sò contento. C’è er sindaco e er dottore. Tanti poeti so’ venuti qua, drento ar salone, per un paro d’ore: stanno boni a sentì, senza fiatà. Che guardeno? Me guardeno le mano e sentono co quanto sentimento parlo d’Alina. Canto cor lamento de ‘sta regazza: morta ner bidone de la mondezza; in modo non umano. Co la disperazzione. Che penzano? Dipenne da l’amore che sentono pe tutti li poracci, crepati propio pe cercà li stracci. Ho visto un lacrimone. Lui cià er core ch’è rimasto legato insieme ar mio. Tutti accorati, quanno che sonavo: come si nun cantavo solo io. So’ stati boni: m’hanno detto: “Bravo! ” Ma er merito ce l’hanno puro loro: senza volello m’hanno fatto er coro.
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L'autore
Alberto Canfora

Sono un romano che ha più anni di quanti ne possiate immaginare. Passo il tempo libero che ho dai 14 anni di professione "pensionato", giocando con un po' di Muse continuando a studiare, come ho fatto sempre. Ho iniziato a divertirmi, facendo bassorilievi di Roma Sparita, poi con gli acquerelli di paesaggi e scorci di

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Commenti (1)

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Mario Bugli6 novembre 2007

Il tema, oltre che attuale è veramente straziante... la poesia è musicale come il testo di una bella canzone e arricchita dal dialetto... che penetrando nell'animo del lettore lo invita a profonde riflessioni!