Prigioni celesti
Andrea Vivapenna
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Tu liberi i sogni
degli sciocchi, e incateni
quelli dei sagaci; aleggi
ove manca il respiro;
soffoco, come in un mondo senz’aere,
abitato da strane creature.
Tu sei padrona
di chimere, cercate
da uomini imbelli,
semplici; disarmati,
vagano privi
di ragione, insci di ciò che li opprime,
circondati da vere menzogne.
Dimori tra fautori
dissoluti, fra dottrine
progressiste e di retrivi,
e di coloro
che agli inviolabili principi guardano,
ricordando, che in questi perde senso
ogni scelta.
Sovente sei pronunziata;
quanta forza talvolte in nome tuo...
ma tutti i mali e il nulla, nulla sono
innanzi al viso ch’entro me si spande.
Voi forse meco vivrete
finché vivrò, e cadrete
il giorno in cui cadrò.
E poi tu, ancora tu, ritorni, e sorge
il pensier d’un ideale
mai sorto, allor
quando all’orizzonte
di tutti i tempi taciti,
l’orizzonte solo io trovo.
Non ti cerco vanamente
al di fuori; sempre desto
sono in codesto spazio: chiaramente
stringo, o mia libertà,
anche ciò che non voglio.
©
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