Er giubbileo de haydi
Sei morta a cento metri da San Pietro
su ‘na busta abbottata da li stracci,
longa pe tera in mezzo a li poracci,
schifata da chi annava avanti e indietro.
Sei morta come er pòro Tavernello,
(er polacco che stava a Fiumicino)
de freddo e fame senza un cagnolino
che t’ariscalli in mezzo a quer macello.
Ma lo sapevi che un compagno tuo
aveva fatto ar Papa la richiesta
de poté stà presente a quela festa
p’ aricordaje un monno come er tuo?
Mo stai longa davanti a quer portone
che porta su, a la Radio Vaticana.
Che nun dirà de la traggedia umana:
“sò morti ‘na barbona co ‘n barbone”
Nun soffri più. Nun te faranno santa:
nun cerchi più l’avanzi ner bidone.
Sei annata a aritrovà l’antro straccione.
Nun sei passata pe la Porta Santa.
Cor monno ch’era in festa p’er dumila
tu stavi pe morì e p’ annà lassù.
Adesso ridi inzieme co Gesù
e magni alegra senza fà la fila.
©
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L'autore
Alberto Canfora
Sono un romano che ha più anni di quanti ne possiate immaginare. Passo il tempo libero che ho dai 14 anni di professione "pensionato", giocando con un po' di Muse continuando a studiare, come ho fatto sempre. Ho iniziato a divertirmi, facendo bassorilievi di Roma Sparita, poi con gli acquerelli di paesaggi e scorci di
Commenti (1)
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Mario Bugli8 novembre 2007
Oltre alla vicenda umana tristissima, che evidenzia l'ingiustizia del mondo... e la troppa indifferenza verso i poveri e gli emarginati... questa poesia riesce a penetrare profondamente grazie alla maestria con la quale è stata strutturata... tipica dei veri cantori, che riescono con parole semplici a divulgare i sentimenti rendendoli patrimonio di tutti!
