L’incomunicabilità del dolore
Se ho sottoscritto assi e
levigato fortezze,
è per non languire istanti.
Ho passato la pece e
piallando,
ho appiattito e smussato
il peso,
arrotondato spigoli e
digerito draghi.
La poesia è tutta
un digerire mostri cantando e
reinventare tonalità di cemento,
spacciandolo per oro.
Le mie munizioni
sono sparse:
qualche tombino le conterrà
tra fessure,
mentre gioco ancora a dama,
in mezzo a dame
di fango rappreso.
Là dignità dell’ottone
sul metallo colorato.
©
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