Filius Terrae

Ricordo le palpebre pesanti
di un sonno non ancora estinto,
di una fresca mattina d’ottobre
ancora spenta nelle tenebre.
I solchi lavorati, pronte le zolle;
il terreno scelto, posto a colle.
Era l’obiettivo, la nostra meta,
il grembo per seminar la vita.
L’alba profumava sì frizzante,
il braccio di mio padre pronto.
Seduto ne seguivo ogni gesto
il lavoro, la fatica e il contesto.
Curiosità,sì acerba in presenza,
seguiva l’uomo in lontananza.
Precoce il tempo per l’azione,
esser presente, la sola lezione.
Terra d’antichi pregi e di valori,
m’hai temprato a gioie e dolori:
memorie che m’hanno formato,
radici di vita che ho custodito.
©
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