Accenti poi il tacere
C’è un gatto alla finestra
in bilico equilibrio
e non sta male
come la sua padrona
a quel davanzale
che s’affaccia ebbra
per urlare
e getta in strada un vaso.
Delle sue parole apostrofate
dalla dirimpettaia
quella al di là invisibile
che sta dietro alla persiana
a terra
ci resta solo
un coccio
un po’ d’argilla.
I fiori
sono volati in mano
ad un innamorato
che da tempo le dedicava
il caso del suo cuore
in una serenata.
Sono salvi
e lui s’illude.
Accenti.
Poi il tacere
volge l’assenza che si specchia
si stende
come una lacrima di profumo
passata di qui
ed ora chissà dove
come un orizzonte di notte
tra gli oggetti smarriti
passante una riga più giù
sul foglio mare.
Dev’essere lì
può darsi.
©
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