Distopia
Io vengo da un futuro
di lucenti tenebre,
dove circoli viziosi senza fine,
scandiscono la regolare quotidianità.
Qui
i cannoni infuocati,
non smettono di reclamare
il loro secolare
sacrificio di sangue.
L’uomo
in decomposizione
come il Dio che ancora
si ostina a adorare,
vive la sua obsoleta esistenza
nel tentativo ossessivo
di emulare la macchina,
alla quale ormai
ha ceduto il passo.
E sotto i tuoni e le tempeste
di un clima impazzito,
un mondo senz’anima,
dove l’arte è tramutata in merce,
cerca di scorgere
con il suo sguardo smorto
tra le nubi le stelle.
Ma le pupille
disabituate a vedere,
non ingabbiano più la luce;
e del sogno grandioso
Il cui nome è utopia,
non rimane altro
che un ricordo sbiadito,
disperso
in una celebrale
foschia.
©
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