Laggiù è più profonda la riva
Alla torre saracena
dalla giostra di cavalli spumosi
s'affaccia paffuto il baciccio
che ama il mortaio scultoreo
trainato alle dolci tisane.
I castelli sono un secchio di sabbia
ai piedi di un bambino
e le garitte cabine con doccia
scatole di cartapesta
ai filari d'ombrelloni.
S'inchinano sottovento le agavi
al suono di corni d'osso vikinghi
con la lancia e lo scudo imbracciato.
Isolato è l'albero palla di ferro
saracino più colomba che falco
bancarella al mercato
come unica macchia accusato
di un andirivieni girevole in fuga
laggiù dove è più profonda la riva
del dio Nettuno guidato.
©
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