Matera
Qui,
terra e cielo
intrecciano le mani,
i pianori scalano le alture
e le grotte scrutano ascose.
Pezzame e sassi
rotola e puntellano le gravine
candide di farina e grano,
arse dal sole a mezzogiorno,
al sentore del crostone sfornato.
Una prece scolpita
svetta le alte alture,
di un Dio benedicente
il dito volto al cielo
del campanile acuto.
I pastori erranti
si mischiano alle folle
entro i vicoli di viandanti
che di ogni lingua
narrano il presepe notturno a luce fioca
e la passione
del volto crocifisso.
Ma l’aria che spira,
dalle forre
alle tegole calcate,
avvolge sinuosa
di seta velata
ad adornare l’Annunziata.
Sul far della sera,
al trepidare degli occhi e del cuore
le corde in seno
calano il sipario,
sulle genti estatiche
al caldo morbido
dei rioni Sassi.
All’imbrunire del pane
e del poggio sognante,
sotto il manto stellato
la Bruna scruta,
nella silente armonia del loco
dal sapore antico
di spiritate lettere e magia.
©
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Assai assai piaciuta ... complimenti (Carmine Ianniello 1)
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