Acqua passata
Perso avea la mamma il suo sorriso
triste, perché partivo d’improvviso
e lacrime asciugava sul suo viso:
ma il destino, che ci avea diviso
dietro l’angolo e senza preavviso
ti colse all’arto basso assai preciso
così come sventura avea deciso
e di sangue lasciava il suolo intriso.
Mentre penavi di dolore
infermo su quel letto
il fratello maggiore
non aveva il sospetto
che il fratello minore
pur circondato dì affetto
avesse triste il cuore
e a soffrire costretto
nell’età sua migliore
per il sinistro maledetto.
Quando soggiunse il cugino
in quella patria bella
mi disse, dell’infame destino
che nel cozzo ti sbalzò di sella:
meglio non sia stato li vicino
mi sarebbe girata la rotella.
Col tempo diradava l’assillo
perché sapevo del miglioramento:
eri di nuovo in gamba e arzillo
e a Dio ringraziavo ogni momento
ma non dormivo tranquillo
privo di nuove e di commento.
Ma dopo la tempesta
torna sempre il sereno
e fu una grande festa
vederti, laddove nasce il Reno
protetto da una Firma onesta
che fiducia ti dette nondimeno.
Quanta acqua è passata
sulle arcate dei ponti:
la gioventù se ne andata
presentando i suoi conti:
ma la dea bendata
ci ha fatto degli sconti.
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L'autore
gabriele vacca
Gabriele Vacca è nato a Villamar pr. di Cagliari nel lontano 07 07 1934, ha frequentato la scuola d'obbligo con ottimi voti. Da 11 a 13 anni ha fatto il manovale nell'edilizia, poi ha praticato per 4 anni la bottega per mobili su misura, diventando un affidabile mobiliere. All'età di 27 anni ha emigrato in Svizzera, do
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