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Fantasia 27 marzo 2019 · lettura 3 min · 880 letture

La madia

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gabriele vacca 162 poesie pubblicate
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Come mi sento stanca mi sento tutta rotta forse colpa del tempo pregno di umidità senza dimenticare la mia vetusta età. Quando viene l’estate sento la fibra asciutta mi sento più leggera e molto rilassata: ma nei mesi invernali mi gonfio dappertutto sento crampi alle gambe ed un piede distrutto. Ricordo ancora bene la mia lunga esistenza anche se son passati novant’anni suonati quando mastro geppetto con attrezzi affilati separava il mio fusto dalle radici nascoste del castagno robusto: non sto dicendo vanto di uno spinoso arbusto ero una bella pianta. Con la scure tagliente mi sfoltiva dai rami e trasportava il resto nella vecchia bottega poi mi tagliava in assi con l’affilata sega e seguendo la prassi mi distendeva al sole: voltandomi di lato sempre al mattino presto faceva stagionare il mio legno pregiato. Dice un antico detto che bisogna soffrire per vedersi abbellire: così fece geppetto smussando dappertutto col fischiante pialletto: poi tracciava dei punti da tagliar col seghetto che poi fece montare nell’incastro perfetto. Rimasi stupefatta quando mi mise in piedi tutta ben assemblata e rimasi estasiata: la mia linea perfetta mi lasciava entusiasta: le sagome sporgenti le gambe affusolate e i piedini spioventi: la facciata abbellita da pannelli specchiati coi bordi sagomati da cornici vistose: col piano levigato ero bella e graziosa ringraziando geppetto. Mi portarono a spalla dove ancora dimoro ricevendo carezze dalla bella padrona che contenta e giuliva già mi mise alla prova rovesciando sul piano della semola fine di eccellente frumento e con acqua bollente miscelava all’impasto uova fresche del posto: poi spianava con l’asta sul levigato legno di pregiato castagno ritagliando poi lesta con l’aguzza rosetta le apprezzate lasagne. In quei tempi opulenti sui ripiani robusti ero colma di tutto: dal buon pane croccante ai salumi piccanti le bottiglie col succo di pomodoro passato prelibato alimento per qualsiasi palato: custodivo oltretutto su angolini nascosti pancetta affumicata formaggio stagionato grosse fette di lardo ed altre cose buone che ora più non ricordo. Ero giovane allora e sopportavo bene il faticoso lavoro: con l’andare del tempo ogni tanto geppetto se veniva chiamato rimpiazzava le viti alle vecchie cerniere: spennellava abilmente sui pori inariditi e sui bordi cadenti della cera brillante: ritoccava un battente dall’usura incurvato mi rendeva efficiente come in tempo passato: poi, geppetto, spossato e ormai fuori di mente questo mondo ha lasciato per un cielo clemente. Oramai sono stanca e gli acciacchi son tanti non mi chiude più l’anta e quell’altra è sconnessa a sinistra c’è un asse che sta su per scommessa o le gambe mal messe ed i piedi tarlati ormai sono ai novanta e non faccio promesse sono pure distratta e mi sento dimessa. Non desidero tanto il compenso l’ho avuto: mi rimane soltanto come un atto dovuto ringraziare geppetto che mi aveva creato: “sono stanca ripeto ma la fibra è robusta e se trovo un maestro che con arte mi aggiusta finirò messa all’asta pur se sono vetusta o sarò sulla lista dei regali, alla casta.
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L'autore
gabriele vacca

Gabriele Vacca è nato a Villamar pr. di Cagliari nel lontano 07 07 1934, ha frequentato la scuola d'obbligo con ottimi voti. Da 11 a 13 anni ha fatto il manovale nell'edilizia, poi ha praticato per 4 anni la bottega per mobili su misura, diventando un affidabile mobiliere. All'età di 27 anni ha emigrato in Svizzera, do

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