Ultimo trattamento
Guardo il lago, ritorno all’ hotel, con finta serenità.
-serenità, non della mia anima, non nei miei pensieri.
Il mio uomo è rimasto là.
-là dove tutti sono vestiti di bianco, di rosso, di verde.
-là dove tutti dottori sono impegnati e nessuno ha tempo.
La mia giornata comincia con il cammino.
-con la strada: a destra ci sono le case, a sinistra un campo
con le piante selvatiche: felici, e sorridenti.
Così vorrei vedere il mio uomo: felice e sorridente.
Passo vicino a un bel giardino. Mi fermo, lo guardo,
-rubo un po’ di quella gioia, per portarla là dove sto andando.
Attraverso la strada, faccio le scale,
-ammiro i vigorosi alberi d’abete intorno all’ospedale:
“Che forza!” penso, “il mio uomo non ha quella forza!”
L’ospedale ha i suoi orari di visita, tutti li rispettano: io no
-il primo giorno mi hanno cacciato via.
Finita la cura partiamo, continuiamo a sperare,
-è solo un’apparenza, la malattia è senza pietà.
A ottobre il mio uomo partito. E’ partito per un lungo viaggio,
-é partito per incontrare angeli, ora è un angelo tra angeli.
“Eri buono nonno, non dovevi morire” disse la nipotina di sei anni.
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L'autore
veronica calmutchi
scrivo, pubblico poesie, racconti con il nome d'arte Ivanova Vica. ex.insegnante de liceo, laureata in biologia adesso in pensione. amo il teatro, il valzer, fotografare, cucina internazionale genuina.
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