Ombre e luci di marzo
Sfogliati i suoi ventotto
a felpati passi, Febbraio
ha lasciato il calendario
cedendo a Marzo il fagotto.
Facendo un mugugno
nel prendere quel peso
Marzo si sentì subito teso
sferrando nell’aria un pugno.
Guardando in malo modo
quei lunghi trentuno da scalare
per il primo decise di riposare
lasciando il giorno nel suo brodo.
Causa un sonno senza traccia
e il canto del gallo mattutino
aprendo gli occhi in quel mattino
del giorno decise subito la faccia.
Tra l’oscurità di un cielo dormiente
l’alba stava facendo il suo sforo
“no, no, oggi niente giorno d’oro”
“sarà un giorno bel pungente”.
Detto fatto soffiando sull’orizzonte
dell’alba chiuse ogni presenza
e mettendo in moto l’impazienza
sorse un temporale da ogni fronte.
Il giorno dopo volle essere magnanimo
innescando un bel sole primaverile
si fece perdonare quell’acqua in barile
scesa in quell’ieri senza animo.
Lasciando che la primavera si svegliasse
decise di donare azzurri cieli
facendo gemmare ciliegi, peri e meli
e la natura in tutta la sua classe.
Uccelli in cinguettio felice
solcavano i cieli azzurrati
bambini si rincorrevano beati
con gioia molteplice.
Ormai tutti erano appagati dal clima
con la primavera ormai in fiore
c’era chi scopriva il primo amore
e chi tradita, versava qualche lacrima.
Giunti così al suo trentuno
Marzo decise a suo modo di salutare
con un mattino di sole sull’altare
e a sera facendo arrabbiare più di uno.
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L'autore
G Paolo Landoni
Nasco e vivo a Rho, città a pochi chilometri da Milano. Il nome con il quale firmo le mie poesie (o, come normalmente sottolineo, le mie “scribacchiate”) è “Nilodan” (diventato poi “Nilo” per gli amici di forum): un semplice, quasi banale rimescolamento delle lettere del cognome spingendomi ad adottarlo e a farlo dive
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