Riepilogo
Io adoro - lasciatemelo dire -
questo mondo, ma c’è una condizione
un vago impedimento
che mi fa soffrire, un vago gemito
sul vento
del mondo che pure è sublime.
Io amo - e non si può negare -
l’alberato paesaggio, e lontano il brillare
del mare, la fresca corrente del fiume,
un verso d’Orazio invernale, e la panna
e il gelato e in casa, da solo, cantare.
Io amo - e non si può negare - io amo
la vita, ma in vita
m’è toccato
d’amare.
Ho amato, e quale sia il dolore
lascio a voi immaginare, ed ho dato
me stesso per un sogno, e ho strappato
un pezzo di cuore
inserito in un fiore
donato, e non si può restituire.
Non si può restituire e cancellare
non smettere di amare
solo si può soffrire.
Ho amato, riposto lì in quel fiore
c’è un pezzo del mio cuore, che monotono ancor canta
e aspira al supremo piacere
che non si può ottenere
in vita. La vita
m’ha dato d’amare:
mi ha incantato il miraggio universale
ch’or devo scontare.
Ho amato, riposta in quel fiore
c’era la mia vita felice, la vita, l’ardore
che non potrò più...non potrò?...riottenere.
Ho amato, e se penso a quel fiore
non mi pento, non mi pento. L’amore
mi diede la vita, della vita ora
conosco le insidie
ma anche il supremo piacere.
Ho amato e io adoro - lasciatemelo dire -
questo mondo
che tanto fa soffrire;
lo ringrazio, ché mai farà sfiorire
quel mio perduto fiore.
©
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Le sensazioni lasciate dai lettori.
Quel fiore si trasformerà in un tassello dell’io. (Antonio Terracciano)
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