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Riflessioni 2 giugno 2018 · lettura 2 min · 850 letture

Cielo

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Angelo 2000 171 poesie pubblicate
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Non ritenni di essere immortale, volli solo più in alto degli altri volare. Poi però, piume al vento disperse mi fecero cadere. Non ritengo di esser stato empio, credo che agli dèi il mio sacrificio sia gradito, e che dell’ampio cielo qualcosa io abbia sfiorato ma luce non vedo. Chè se il canto più in alto io avessi levato Nume forse sarei stato. L’iperuranio mi si sarebbe spalancato e ne avrei goduto. Mai non fu un’empia febbre il bramar più di quanto è dovuto. Così cado. Il canto verso il cielo levato giù, giù fu rigettato, io intanto levo un lamento straziato che spera di toccare ancora il cielo e sa che non puo’ renderlo davvero, tanto oltre il limite ha osato. Così caddi. Il canto ora rimodulato si sforza di riassaporare il brandello di cielo già assaporato ma già tutte le piume ha perduto eteree, con cui era partito. Fu un fato dovuto? Muto ora al buio, di luce deliro. Brandello di cielo, brandello di cielo di luce per sempre perduto! Se neanche or ti posso sfiorare se non sarà il mio canto immortale che io possa almeno levare un anelito vero. Non volli, non volli immortale diventare... non volli davvero? Dolcissima maledizione fatale anelare a un brandello di cielo.
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