Fra smorfie imbevute d'Angostura
È il tuo profilo nella memoria
che non sopporto più di vedere
sdraiando nella trincea lo sguardo
per scansare traccianti mortali;
è il tuo nome che graffia le labbra
l’esoterica lama letale;
ogni giorno calpesto i tuoi passi
provando a non sporcarmi le suole.
Archiviato è il patetico addio
nel ripostiglio del raziocinio;
fra smorfie imbevute d’Angostura
è disprezzo il pensiero che lancio.
- Soltanto l’ascoltasse anche il cuore! -
©
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Commenti (1)
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Paolo Ursaia1 dicembre 2007
Mente, orgoglio, e cuore. Non vanno mai d'accordo. Eleganti rime, breve poesia, mirabile.
