Al mio bagno (o al pensiero?)
O rifugio ineguagliato, unico
del poetico spirito, o luogo
ove il pensier puote in se stesso assiso
contemplar l’infinito e il fuoco
d’illusioni e speranze, o viatico
per la poetica immortalità, o bagno
o bagno illustre, possibilità
pel quieto pensare.
In te sedendo io nervoso, carico
delle mie ansie libertà riacquisto.
In te sedendo, chiunque lieto o tristo
otterrà ugualmente sollievo. Questo
fu forse a dare all’estro fiorentino
di Machiavelli possa sufficiente
a beffar frati, questo al Guicciardino
fè nota ancor l’astuzia decadente
del genio Niccolò? O bagno bianco
di pareti lucide, o rifugio eterno.
Dove trovò Psiche l’ambito scampo
dalle mire di Venere? Nel tuo grembo
bagno mio, che la psiche mia raccendi
sempre e più forte ogni qualvolta torno
a rivederti, e fai che mente splenda
più del carro di Elios quando giorno
è inoltrato, e ogni chiarore sembra
invitare a pensare.
Accogli, bianco ostello, ancora una volta,
accogli, bagno, il mio corpo stanco,
accogli, accoglilo, dagli conforto
corporale, spirituale anco.
Dimostrazione viva che al piacere
carnale, inderogabile e ben solido
s’accompagna l’ebbrezza di godere
del vecchio detto "sum, quia ego cogito".
Accogli, bagno, le mie lodi chiare
nel bianco tuo, culla lo spirito
e la carne, e come sempre fai dai adito
al libero pensare.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!