Cantico a mia figlia
Carezzo, le tue gelide guance
e la mia mano si espande
sulla fronte, accarezzando infine
le sopracciglia sottili
del tuo bellissimo viso
e con gli occhi carichi di pianto
mi chino, dandoti un mistico bacio
sulla fronte, e sulle guance estinte:
carezzo le tue mani
pensando nel mio cuore
di darti un po’ di calore:
ma tu, non ci pensi neppure
di alleviarmi il dolore:
Io ti carezzo ancora, sperando
che da un momento all’altro
il miracolo, che il mio delirio invoca
si avveri, e gli occhi tuoi dischiuda
ormai per sempre chiusi.
Guardo i tuoi riccioli bruni
che da pochissimi giorni
portavi, ed io, senza farmi notare
guardo, e ti vedo
ancor più bella che mai.
Figlia, figlia mia
che quel destino ingrato
prendendoti per mano
ti portò via d’un tratto
e carpiva, incurante
un’innocente vita
nella sua tenera età.
Ora il mio pollice assale
quasi volesse inciderla
sulla tua fronte schietta
il segno della croce.
Oh morte, che sempre aspetti
cogliendo di sorpresa
chi meno se l’aspetta.
Dimmi, se pur fosti perfetta
dov’è la tua vittoria?
perché la mia bambina
limpida come neve
e bella come un fiore
sta insieme alla Madonna
nell’eterna Sua gloria.
©
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L'autore
gabriele vacca
Gabriele Vacca è nato a Villamar pr. di Cagliari nel lontano 07 07 1934, ha frequentato la scuola d'obbligo con ottimi voti. Da 11 a 13 anni ha fatto il manovale nell'edilizia, poi ha praticato per 4 anni la bottega per mobili su misura, diventando un affidabile mobiliere. All'età di 27 anni ha emigrato in Svizzera, do
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Commenti (1)
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Francesco Cau21 ottobre 2018
dolore immane la perdita di una figlia dove il cuore non trova pace nel cervello.
