Tra salsedine e speranza
"La fluente seta del turbante,
dal color rosso brillante
come sangue
ondeggiava al vento
quasi riproducendo
di quel mar mosso il movimento.
Dal dondolìo del barcone oscillante
s’effondeva,
pungente,
l’odor di salsedine
e intanto una sottil
brezza crepuscolare
pareva inumidire
il viso di Fatimah,
come fosse una lacrima.
Occhi di perla,
grandi e neri,
celano confusi pensieri;
mille colori
di vivaci danze, della patria,
della sua gente,
le tornano in mente
come variopinte farfalle.
Ma dentro quel nostalgico ricordo,
un fior di sogno era sbocciato:
profumava di speranza,
era tinto
d’insolite sfumature,
sgargianti promesse, nuove possibilità.
D’un tratto scivola nella realtà,
in un’acqua gelata, salata, amara
come le illusioni e le crudeltà.
E i compagni,
gabbiani impregnati di petrolio,
attorno a lei si dimenavano
sotto vesti che gonfiavano.
Una preghiera, un urlo sordo
resta soffocato
per sempre
a metà, tra salsedine e speranza,
nell’abisso del silenzio."
©
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Bellissima, profonda... (Vito Marco Giuseppe)
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