Una speranza per Aida

Nessuno a me, o a voi, ebbe
a dir qual pericolo correva
Aida, nel ceder proprio imperio
e sua natura. Al veder l’usurpatore
ch’assediava il trono natìo
provai orrore, ch’oggi si ripete
finché alla luce non lascerà spazio
la notte oscura. E quando l’anima
mia, con la spada e il vessillo
addossati al corpo scende giù
dal monte liberato, più non favella.
Fissa, immobile. Con la speranza che
i figli nostri, raccolta la drappella,
spezzino le grate che tengon rinchiusa
Aida bella. E io, come il Poeta
ebbe a dir nel Paradiso, mi lascio
balbettar come un infante «che bagni
ancor la lingua a la mammella».
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