Contadini

Tasche bianche stracciate dai chiodi,
una ràfia come cinta e scarpe grosse
color marrone. Guance rossastre, tinte
dal sole di mezzogiorno. I capelli
scuriti dal vento di marzo, sulla
fronte tante rughe come binari
d’un treno perduto tra le campagne
nascoste. Solo, se ne torna a casa
al calar della sera. Quando il sole
color fuoco diventa d’arancio.
Tiepida quell’aria l’accompagna
al focolare. Le sue mani, dure
come pietra calcarea, accarezzano
docili il capo di quattro figliuoli.
Poco il denaro. Mai mancò il pane.
Dinanzi a quel camino si sente,
forte, l’odore comignolo della
legna che arde. Tutto questo ha un
nome, scritto col sudore su pareti
di calce bianca. Si chiama dolore,
ma fiero si pronuncia dignità.
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