Era di giugno

Tu, che disperi del futuro incerto,
non ti scordar la sera di guardar
le stelle. L’una a fianco all’altra, come
in un mantello di astri luminosi
che vagano per l’universo. E vegliano
le tue gambe solitarie, le tue mani
ch’accarezzano il volto del frutto
del nostro Amore. E quando un giorno
sarai vecchia, tutta china su te stessa,
non avrai altri ricordi se non quello
di quando ci siam visti la prima volta.
Quando mi guardavi le mani, con occhi
che parevan dirmi di sì per sempre.
Per questa vita terrena. O per l’Eternità.
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