Le chiamavano Monacelle

Scoccava la mezzanotte al rintocco
della campana di San Francesco.
Tra le vie del Borgo me n’andavo
tutto solo, assorto tra i pensieri e la
voglia d’addormentarmi. Passando
sotto l’arco m’apparve d’un tratto
una forma di bambino, avvolto in
un mantello. Senza volto, riempito
d’uno spirito divino. Una fanciulla,
fatta monaca ch’ancora era bambina.
Le chiamavano Monacelle, per i voti
presi in quella Chiesa ai pendii del
Monte, sotto la Cattedrale. Figlia
di contadini, morì di peste al calar
del Settecento. Mi girò attorno e poi
sparì, sotto il portone semichiuso.
Si levò un vento di maestrale e
me ne scesi per quella via. Mi voltai
all’indietro e una luce squarciò il buio,
tra le chiànche e due calle più su
della fontana. Nel Borgo solitario
vivono nella notte tante anime.
Che ci osservano. Ci scrutano.
E ci ricordano del tempo andato,
che non c’è più.
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