Il bar delle malinconie
Ancora belle le tue mani
che accarezzano la tazzina del caffè già freddo.
Milano è tutta dentro questo bar di periferia,
tra tavolini zoppi, voci straniere d’accento
e con Gaber appoggiato al bancone
che ci saluta alzando il bicchiere.
Tu guardi il mio viso
e ritrovi il tempo imbiancato nei capelli
e scolorito nei ricordi.
Una lacrima sul tovagliolo di carta,
ma forse no,
forse solo un riflesso di luce.
Io guardo il tuo viso.
Il nostro non è mai stato amore.
Di una ragazza amara è il ricordo,
di una ragazza alla quale dovevo mentire
per chiedere un prestito al suo cuore,
ma allora avevamo la rivolta nelle vene
e del tempo non restava nemmeno il pianto.
“Gli anarchici sono morti tutti in Spagna!”
Lo dici come fosse ieri,
quando scrivevamo volantini a scuola
e scaldavo le tue mani sempre fredde.
Lo dici per trattenermi
e afferrare gli ultimi capelli
di un tempo rimasto, stampato in bianco e nero.
Mi piace la Milano di questo bar,
ha il sapore delle partenze rimandate,
come questo caffè ancora da finire.
Avrei voglia di baciare
la tua cicatrice sulla fronte,
e mentirti come ho sempre fatto,
ma Machado continua a ripetermi
che le mie poesie non valgono nulla
e che non bisogna mai raccogliere
una malinconia abbandonata
perché potrebbe attaccarsi alla pelle
e non lasciarti più per tutta la vita.
©
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Molto bella e particolare. Complimenti! (L Falchero)
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