Reciterò una poesia senza capo né coda
Per una volta nell’abbandono del tempo
reciterò una poesia senza capo né coda
in faccia ai sassi doloranti dell’argine,
davanti alle case disfatte in golena
rincorrendo l’acqua cangiante del fiume.
Una poesia senza limiti e regole.
Semplice, nuda e volgare
come labbra di donna dischiuse,
come fango attaccato alle suole
che rimbalzi di pianto in risata
e si appenda alle orecchie di Dio.
Rallenterà il sole l’alba d’ottobre
per lasciarmi il tempo
di disegnare cerchi vuoti nell’aria
con parole ordinarie e impazzite,
per un canto mansueto di nuvole
che trascineranno nel cielo
voli di draghi arruffati,
balene ingobbite
e profili di donna passati e sfuggenti.
Sarà un popolo di miraggi,
una cavalcata di sogni sfuggiti alla notte
e sarà poesia senza capo né coda
intinta nelle bocche mute dei pesci.
Reciterò a bocca piena
tenendo lunghe le pause.
imiterò le braccia degli alberi
per allargare la parola allo spazio
e scaglierò nel fiume
il sasso scritto a memoria
perché rotoli al mare e si sciolga.
Sarà allegra sotto i piedi anche l’erba bagnata
e per un giorno l’averla assassina
dimenticherà la sua passione di spine
mentre io, forse ricorderò
in quale altra vita
e su quale altro argine
sono stato felice.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!