In quel viso
Ancora m’arrovello le cervella,
dolore penetrante, va solenne
girando vorticante tra pensieri,
tenace il lamentarsi di ricordi.
Tumulti paranoici trasversali
dissolvono piaceri d’altri tempi,
or persi nei meandri della vita
di quel passato mio, già vissuto.
Lo sguardo, reso vuoto dalla notte,
un buio tanto nero di paura
che fa sopir l’orgoglio dentro me,
tagliente lama, che tutto fa svanir.
Potente luce viva nei colori
or spegni questa notte troppo nera,
fa che l’iride mia t’accarezzi,
riveder quell’azzurro iridescente,
guardare con quest’occhi l’universo,
pregare, tra colori e fiammelle
il Padre della luce ch’è padrone.
Per poi rimirar l’amor, in quel viso.
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Commenti (1)
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Paolo Ursaia12 gennaio 2008
Lirica intensa, psicologica, intima. Linguaggio piano ed armonioso. Molto piaciuta.
