Ai perduti poeti
Ai perduti poeti
Sono neri fiocchi,
latte nero degli albori,
inchiostro della malinconia,
a noir che oscura gli sguardi.
Sole nero e nera luce
che tarpano le ali alla speranza,
rendendo folle il cammino
di chi cerca,
restituendo il sentore del nulla
a divorare il centro del mondo,
lontano da ogni principio di calore.
Le voci dei poeti sono soffocate:
dal niente si riflette la torbida palude
di una notturna inquietudine,
e una paralisi ne pietrifica i volti
come in un incubo popolato di mostri
alle soglie di un orrore senza fine.
Essi vorrebbero gridare,
ma il buio senza un faro è terribile,
sgomentando ogni attesa.
C’è un freddo che agghiaccia il respiro
nel rifluire delle linfe della vita
alle sorgenti dell’abbandono,
di tutti i deserti di Nitria e di Nissa
in cui non brilla alcun astro,
schiantando anche l’ormai pallido
lucore della memoria.
Le tracce sono scomparse
nelle lontananze di un mare antico,
attraversato da millenni senza tempo,
prima che iniziasse il naufragio.
La notte non dà scampo
senza richiami amici:
si va alla cieca,
sprofondando nell’angoscia
di una nebbia plumbea,
di una melma gravida
di tutto l’insensato del mondo.
Neri fiocchi e luna nera,
mare malato di notti senza risvegli:
non c’è barlume che porti
al di là di questo oceano tenebroso,
che possa vincerne l’oscurità,
dissolvendo tutto il dolore
che si distende ammorbante sul cantore,
coperta vischiosa dell’afflizione,
latte nero degli albori
in cui si sono perduti i poeti.
© La memoria e l’oblio, Genesi, Torino 2018.
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