E se un Dio parlasse?
sono stanco
dell’influsso egoismo
come forma essenziale
del vostro transitare
in ampolle facoltà determino
l’intelligibile sensibilità
filtrando le scuse nascoste
nei capi chini
io
burattinaio del vostro teatrare
muovo le menti illuse
dei corpi trascinati lenti
nella sfera rotante
che mondo voi chiamate
non fuggite al mio richiamo
esisto negli elementi macchinosi
che uniscono i pensieri
sono la furia del mare
devastando la presunzione
di potermi placcare
dei camini sono il fuoco mansueto
ma mi espando come pazzia
bruciando l’invidia eroica delle foreste
voi che di genesi marciate
sono la terra che sopporta
i pesanti capricci ambiziosi
scuotendo lo zerbino
calpestato dalle torri
innalzate a raggiungere me
perirete sotto
le mie lacrime disastrose
sono tutti i venti
accarezzo i visi nelle sere innamorate
e della rabbia urlo l'imperfetto
come uragano senza rimpianti
trascino con me
il vostro materialismo abusato
non potete nulla
schiavi della mia ragione
sognatori di paradisi
confinati nella vostra tristezza
conoscerete il nulla
e se un DIO parlasse?
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Sincity
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
L
Luigi Ederle15 gennaio 2008
Non ho ben capito se a parlare, in questa tua, è Dio oppure no'. Ma ti dico: Hai mai pensato di capovolgere tutto e di pensare che l'uomo non è figlio di Dio, ma che è Dio figlio dell'uomo. La storia ci dice di quanto l'uomo cercasse un Dio Padre, un Dio come quello che ora ci troviamo, accolto o non accolto, sulla nostra strada? Prova a pensarci su!
Presnaghe22 novembre 2009
Decisamente bella e densa. Il capovolgimento sta, come spesso in questo autore che ama l'ossimoro, nel punto di vista che ribalta le certezze del credente ma soprattutto quelle del sedicente non credente, prigioniero della sua (non) fede.

